Io, Alessandra
Alessandra è una persona schiva e timida, tanto timida da essere quasi inavvicinabile anche per uno come me che sicuramente timido non sono, anzi ho una facilità innata a sentirmi a mio agio con chiunque. Dopo aver letto questo libro che racconta la sua vita e i suoi numerosi successi viene quasi voglia di diventare timidi quanto lei.
I numeri sono impressionanti: 58 piazzamenti sul podio, 37 vittorie internazionali, 21 volte campionessa italiana, 10 volte campionessa mondiale, 5 volte campionessa d’Europa, 5 partecipazioni olimpiche, 4 medaglie olimpiche (oro a Sydney, argento a Pechino, bronzo ad Atlanta e Atene) in 25 anni di carriera agonistica. È l’unica persona in Italia ad aver ottenuto un oro alle Olimpiadi nella vela dopo Straulino, che lo vinse nel 1952. Ed è anche l’unica che continua a essere la numero uno dopo un quarto di secolo di carriera.
In questo libro “Ale” racconta tra le righe il segreto di un simile successo che probabilmente si nasconde nei meandri di quel carattere schivo e un po’ timido, ma capace di tirare fuori i canini e gli artigli quando ce n’è bisogno.
Alessandra ripercorre gli inizi, il rapporto con il padre, suo primo sostenitore, e le sorelle, i primi successi sportivi, le amicizie e i contrasti con le compagne di regate, le sfide sempre più impegnative, fino ad arrivare alle ultime tre partecipazioni olimpiche: la felicità per l’oro di Sidney, la delusione per il bronzo di Atene, il riscatto finale con l’argento di Pechino lo scorso anno. Ma leggendolo si scopre che c’è anche molto di più. Dietro successi che potrebbero apparire perfino scontati, per la naturalezza con cui sono stati ottenuti, ci sono la fatica degli allenamenti, i sacrifici in nome dello sport, la paura di non farcela, la tensione prima di una regata, la grinta e la determinazione, la difficoltà di acquisire un equilibrio psicologico, insomma tutti gli alti e bassi che comporta il fatto di praticare uno sport ad alti livelli.
Quando vinci è facile, tutto il mondo ti sorride, l’unica cosa che devi cercare di evitare è quella di montarti la testa. Ma non si può sempre vincere, così anche ai migliori capita di perdere. Capita addirittura che una medaglia di bronzo alle Olimpiadi abbia il sapore della sconfitta. E allora a volte ti viene voglia di gettare la spugna, come ad Alessandra che dopo Atene aveva deciso di mollare tutto.
Ma alla fine ha prevalso la sua voglia di ricominciare, la sua capacità innata di rimontare in sella e di misurarsi con i limiti propri e con quelli degli altri.
Tra le righe del libro si scopre anche un’Alessandra donna, che oltre ad essere molto determinata è anche un bel peperino, come quando per esempio mette in riga i colleghi maschietti troppo casinisti per i suoi gusti. Ma quando c’è da divertirsi, se le regate e i suoi impegni lo permettono, non disdegna qualche sana sbronza.
Certo, Ale ha qualcosa di molto speciale, una marcia in più che le permette e le ha permesso di entrare nella storia e diventare quella grande campionessa che tutti conosciamo.
Vincere come e quanto ha vinto lei è un traguardo che appare irrealizzabile e invece è frutto di un lavoro immane, una lunga fatica durata 25 anni, che probabilmente è stata possibile grazie a quella passione e a quella voglia che sono tanto speciali perché in realtà indipendenti dall’agonismo e dai risultati.
Ecco, di Ale alla fine ammiro soprattutto questo: il fatto che continui a trovare dentro di sé l’energia e la determinazione necessarie per superare i momenti difficili e rendere al massimo in quelli decisivi. E poi la sua passione, al di là di tutto, per il mare e per l’andare a vela, che non si limita alla regata ma sconfina nel piacere e nella felicità di viversi il mare, il vento e le planate. Il piacere di godersi la gioia di navigare spinti quasi da una magia. Una passione che ci accomuna e forse più di ogni altra cosa ci rende simili. Una passione che ci rende schiavi e ci fa stare buona parte delle nostre vite sull’acqua. Soli in mezzo al mare si ritrova una armonia speciale che ti rimette in pace con la natura in una dimensione finalmente umana. E che ti fa assaporare il gusto di un’autentica libertà.
Giovanni Soldini
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Io, Alessandra
Nascere sotto il segno dell’Acquario deve essere stato un segnale del destino. Le stelle mi hanno indicato la strada da percorrere. Da quel 26 gennaio 1970 ne ho fatta di strada. Già da bambina sognavo di diventare un’atleta. Lo sport era la mia passione: dalla corsa al tennis, dal basket al nuoto, riuscivo sempre bene. Ho scoperto la tavola a vela a 13 anni, all’inizio era soprattutto un gioco, un passatempo, ma presto la mia anima agonistica ha avuto il sopravvento.
Ho cominciato a regatare con i Giochi della Gioventù e ben presto mi sono fatta notare.
Nel 1985 ho vinto il campionato italiano juniores. Andavo ancora a scuola e non era facile conciliare i due impegni. Presto ho cominciato a girare il mondo e nel 1989 ho vinto il primo dei miei dieci titoli mondiali. Oramai la tavola a vela era tutta la mia vita.
In oltre vent’anni ho regatato in tutte le classi. La parentesi nel mondo professionistico tra il 1992 e il 1995 mi ha arricchito moltissimo. Ho conosciuto i miti del windsurf come Robby Naish e Nathalie Le Lieve, siamo diventati amici. Ho vinto la Coppa del Mondo nel 1994. Ma la magia delle Olimpiadi mi aveva già contagiato. Ho esordito a Barcellona nel 1992, con Carl Lewis e il Dream Team di Basket c’ero anch’io! Purtroppo i miei Giochi non sono andati bene:
dopo essere stata in lotta per una medaglia ho sbagliato le ultime due regate e sono finita solo settima. Mi sono rifatta ad Atlanta nel 1996 con la medaglia di Bronzo. Nel 2000 a Sydney sono diventata Campionessa Olimpica: mi sembrava di vivere un sogno. La medaglia di
bronzo di Atene del 2004 invece l’ho vissuta come un incubo: avrebbe potuto essere d’oro. Per la delusione ho deciso di smettere, ma il
richiamo del mare, del vento, delle regate è stato troppo forte e così ho ripreso la tavola, mi sono qualificata per Pechino e ho vinto
l’argento, il metallo che mi mancava. Con quattro medaglie in cinque edizioni dei giochi sono la velista più medaglista della storia. Nel
2008 la Federazione Mondiale della Vela mi ha premiato con il Rolex World Sailor of the Year Award.
Ora la tavola a vela mi resta per puro divertimento, ma a Londra nel 2012 vorrei esserci ancora. Sto studiando cosa fare da grande!
